Ilio Benvenuti, nato nel 1935 in terra toscana,
commercialista a Verona, inizia a fotografare
durante i primi viaggi di vacanza. Presto , la voglia
di conoscere civiltà lontane diventa la ragione principale
del viaggiare anche a costo di disagi e difficoltà: fissando
quella conoscenza,quelli incontri ai quattro angoli della terra, in immagini
che non sono semplici appunti visivi, ma testimonianza viva di esperienze
umane e culturali.
Ilio Benvenuti da venticinque anni cattura il mondo con l'obbiettivo della sua Nikon.
Ora con questa antologia fotografica, vuole condividere con altri
la sua avventura di osservatore dell'umanità.
LO SGUARDO DEL VIAGGIATORE
Taccuino di conoscenza
e di emozioni
IL viaggio quando non è costretto dagli obblighi consumistici e dall'esotismo convenzionale ci ringiovanisce e ci rinnova: il turbamento imprecisabile, la trepidazione un pò ansiosa che avvertiamo internamente alla soglia di ogni partenza derivano proprio dal fatto che ci apprestiamo a lasciare lo spazio delle consuetudini e dei doveri per entrare in quello emozionante dell'imprevedibile, del possibile o, meglio, del "tutto possibile".
Se poi il viaggio per quanto faticoso , ci regala quello che attendevamo, la fuoriuscita e l'appagamento, esso ci restituisce una porzione lieve di giovinezza e dunque in fondo ci rimodella, riconducendo il nostro essere ad uno stato non dissimile dalla nascita. Dalla pienezza di questa esperienza deriva l'aspirazione a conservare a lungo quella condizzione, a farne tesoro e a riprodurla quando più forte ne avvertiamo la nostalgia,prossima a quella "rimenbranza remota" del viaggio che il sedentario Leopardi ha così ben descritto nello Zibaldone. Allora non solo il ricordo affidato alla memoria, che fissa le immagini nel cuore e nella coscienza ma del quale non sempre ci possiomo "fidare" , ma anche quello "materializzato" consentito, per l'appunto, da un taccuino di fotografie, ci riaccompagna e ci conforta con l'altra esperienza, spesso non meno sottile e avventurosa, di viaggiare sui libri. In un'epoca nella quale si finisce per conoscere molti aereoporti ma nessun luogo, un fotografo di lungo corso, scrupoloso ed esperto come Ilio Benvenuti ha saputo utilizzare l'obbiettivo non solo come ausilio mnemonico ma anche come prolungamento ed approfondimento dello sguardo. E' questa attitudine che trasforma l'attraversamento frettoloso dei luoghi in una dimensione creativa del viaggio; è questa capacità che riesce ad unire il senso della meraaviglia destato dalla contemplazione della natura, l'arcana innocenza della vista, con l'attenzione consapevole e premurosa alla realtà complessiva, passaggio cruciale che permette alla semplice curiosità di diventare una forma, alla modalità stessa della conoscenza . Benvenuti ha saputo resistere, pur gustandola l'attrazione totalizzante dei meravigliosi paesaggi naturali e gli incantamenti dei deserti e delle lagune, sospinto dalla fascinosa vela del Mali in rotta senza destinazione. Con il tatto e la discrezione di un vero ospite del mondo ha voluto misurarsi con l'interlocutore più difficile ed esclusivo per il viaggiatore , quello la cui figura rivela la profondità e la tribulazione del reale: se qualcuno si aspettava da un fotografo nobilmente amateur di visioni idilliache e rassicuranti, trova in questi Reiseblàtter una smentita senza appello, giusto la tradizione del viaggio di formazione dei tenaci peregrinanti d'Europa.Il puro computo delle immagini qui selezionate da Benvenuti conferma, infatti come il soggetto-uomo costituisca il passaggio più ricorrente, l'oggetto privilegiato del suo "scatto " fotografico. Assai più dell'ambiente naturale, l'uomo è un paesaggio che non potrà più essere rivisto come la fotografia ce lo ha fissato e dunque, in questo senso l'immagine rimane una prova d'artista , un assoluto irripetibile ed unico, ad onta di qualsiasi potenziale riproducibilità tecnica; si vedano le molte donne e i molti uomini nella fatica, si vedano quella ragazza indiana che sembra prolungare sul capo un cesto enorme di vegetazione tropicale, si colga la perfetta quadratura della bambina del Rajastan incorniciata nella parete incrostata con quello sguardo abliquo che sembra interrogare il mondo come in certi ritratti rinascimentali...... Chissà quanto la fotografia consente di tingere il mondo con i colori interiori di un autore, forse permette semplicemente ciò che Jose Saramago osserva, giunto a Finisterra dal Sud dove con il vecchio mondo termina il suo pensoso viaggio in Portogallo: "Quando il viaggiatore si è seduto nella sabbia della spiaggia e ha detto: 'non c'è altro da vedere', sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro".
Alberto Tomiolo
<<< Tratto dal libro fotografico di Ilio Benvenuti ORIZZONTI LONTANI >>>
|